Da anni rimango scioccata dal fenomeno dell’anoressia.
Quando ero piccola, ero adolescente, la tv mi ha sempre impressionato con immagini e messaggi talmente forti che non mi mai, e dico mai, passato minimamente per la testa di mettermi a vomitare, o addirittura mangiar meno per sentirmi più bella.
[ho qualche difettuccio, ma sono tanto morbida]

Sono cresciuta insieme al web. Io e il www abbiamo solo 5 anni di differenza.
E dopo tutto questo tempo, mi sconvolgo ancora dei messaggi che TRASUDANO dai maggiori media.
Ok, questa è la parte più sociale dello show facebookiano di Patrizia Pepe.
L’anoressia è una malattia e non è giusto che si metta in mostra come un modello da seguire, al contrario, LA CELLULITE NON è UNA MALATTIA, come sostiene un certo famossissimo brand, è semplicemente la cosa più democratica della terra.
Comunque, ritorniamo alla parte media.
Il social media marketing, si sa, lo appreso, leggendo, fa perno su diversi fattori, ma certe leve importanti sono: la viralità e la reputazione.
PP comincia a fare uso del web, per rendere il suo marchio 2.0. Appena ieri ha lanciato la sua prima IPhoneApp.
Quello che è successo, è noto: rispostacce, toni aggressivi, maiuscole urlanti buttate li a caso…insomma danno al brand con una figura che ha fatto impazzire il web.

E qui è scattata la viralità: mille TT al minuto, una twitterbattle senza precedenti, dove i marketer di tutta Italia hanno difeso il loro diritto alla critica…sotto il piano morale, certo…ma anche sotto il punto di vista dell’uso dei sociale media, cattivo uso dei SM.
E qui è mancata la reputazione: dopo TT del tipo: “Non ficcate il naso negli affari altrui”, Patrizia ha lanciato, con grande non chalance, su tutte le sue piattaforme, la nuova App.
Where is Patrizia? Non si sa.
Buzz indotto? Forse.
Obiettivo? Non importa se bene o male, l’importante è che se ne parli.
Fru